«Salvate Elevator Innovation Hub». È l’appello lanciato da undici start up che hanno sede nell’incubatore in strada Casale e che hanno ricevuto un avviso di liquidazione che, spiegano «che ci impone di prepararci a lasciare il nostro spazio». Un’eventualità che allarma non poco Elitlab, Onymous, Gfc, Regula, Inveneta – Walter Fantauzzi, Garagerasmus, Seay, Yupmedia, Officina sulle Nuvole, Mostrum e Francesco Zanotto.

Qui diverse startup innovative hanno trovato terreno fertile per crescere

Gli imprenditori ricordano lo sviluppo del progetto e i tanti eventi, corsi e programmi di accelerazione, «che hanno contribuito a creare una rete di relazioni e di sviluppo. Qui sono nate collaborazioni che spesso si sono trasformate in nuove aziende. Qui diverse startup innovative hanno trovato terreno fertile per crescere. Qui sono stati pensati progetti a medio e lungo termine. Qui hanno trovato sede laboratori universitari per ricerca e sviluppo. In breve, Elevator è una grande risorsa per Vicenza e il suo territorio».

Una risorsa che, però, ha richiesto grandi investimenti da parte dei soci, in particolare della famiglia Lovato, proprietaria dello stabile, che partita con il 48% delle quote nel 2019 (Simal, della galassia del gruppo Maltauro, ed Ensys, tra i cui fondatori c’è l’ex ad di Elevator Matteo Pozzi, avevano entrambe il 26%), è passata nel 2022 al 72%, con Ensys al 33% e Simal al 5%. Recentemente, a fronte di spese continue, la famiglia ha deciso di vendere lo stabile, del valore di 3 milioni di euro.

Necessari investimenti importanti

«I Lovato – spiega l’ex presidente Franco Scanagatta – hanno investito 900 mila euro per la ristrutturazione dell’immobile, che ha bisogno di continui interventi. La società, poi, continuava a perdere, quindi i proprietari hanno cercato un acquirente, pronti a regalare l’azienda, in caso fosse stata presentata un’offerta seria». Che, però, non è arrivata. E il clima all’interno della società ne ha risentito. «La famiglia – continua Scanagatta – ha quindi deciso per la liquidazione volontaria dell’azienda, pur intendendo tenere fede ai contratti stipulati, che arriveranno a scadenza». La porta a eventuali investitori non è chiusa. «Se arriva una proposta adeguata i Lovato sono disposti a trattare».

In un deus ex machina sperano gli imprenditori, che nella lettera aperta vogliono «condividere la nostra preoccupazione con le amministrazioni e con la comunità imprenditoriale vicentina, che senza dubbio hanno a cuore lo sviluppo dell’innovazione e della tecnologia condivisa». Così anche Pozzi, che in questi anni ha lavorato a stretto contatto con le startup.

«Nonostante il Covid – sottolinea – avevamo portato a casa risultati, con tutti gli uffici pieni, una quindicina di startup incubate, moltissimi eventi e corsi di formazione. Avevamo anche iniziato collaborazioni con il Comune, le associazioni di categoria e ospitato un evento del Cuoa, insomma Elevator è diventato un punto di riferimento per l’innovazione e questo avrebbe portato effetti positivi anche a livello economico, arrivando a sanare il passivo. Sarebbe un peccato perdere questo incubatore, speriamo che qualcuno ci venga in aiuto con un investimento o mettendo a disposizione una nuova sede».

 

Articolo scritto da Maria Elena Bonacini per Il Giornale di Vicenza.

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